Gea Petrini

La mano che firma è della vice (con funzioni da presidente) Silvia Mazza e decreta il rinvio. La mente è del sindaco sostituto Andrea Di Palma: un colpo di scena da effetti speciali e il consiglio comunale sul Bilancio fissato per lunedì 9 viene annullato. I numeri non ci sono, il centrodestra con il sindaco agli arresti domiciliari da dieci mesi è a un passo dallo scioglimento come mai prima di oggi. I gruppi adesso prendono tempo, l’assemblea degli eletti è riconvocata per il 27 maggio: giorni decisivi nei quali la compagine tenterà il tutto per tutto per salvare l’amministrazione.

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Il pallottoliere è da brividi – E’ venerdì, tarda mattinata, quando la scelta del vertice rimbalza da un telefono all’altro. I conti non tornano. Sul voto di Stefano Sassano (Forza Italia) e Aldo Cerroni (lista civica) in maggioranza non fa affidamento nessuno, anche se con il passare dei giorni zampillano ipotesi come una fontana delle ultime speranze, ma a determinare la retromarcia che conduce al rinvio dell’approvazione del Bilancio sono i consiglieri forzisti Mario Valeri e Anna Maria Vallati. Il pressing serrato su di loro durato l’intera settimana non consegna garanzie. Di Palma rischia di andare in aula allo sbaraglio con un’alzata di mano imprevedibile. Astensione (o voto contrario), sulle ragioni che spingono alla battaglia i due consiglieri, diventati alleati dopo l’uscita dall’arena di Marco Bertucci, ci sono indiscrezioni di ogni tipo, dai rapporti sempre più tesi tra Vallati e Messa, all’avvicinamento di Valeri all’ex presidente Cerroni. Di certo la scintilla finale è la lettera del sindaco sostituto all’assessore Ranaldo, sostenuta dai due, nella quale viene aspramente rimproverata per la scarsa presenza in esecutivo. Schermaglie, braccio di ferro, la delegata giovedì sbatte la porta, lascia la Giunta.

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E gli eventi precipitano – Di Palma torna di corsa da Roma e partono gli incontri, secondo le indiscrezioni il capitano appare ancora fiducioso di cavarsela in consiglio ma a finire di scombinare le carte è il gruppo Cipriani che non retrocede di un passo dalla posizione politica venuta fuori già nell’ultima assise. La linea viene ribadita da Gianluigi Marini in una riunione venerdì mattina, se i consiglieri che sono stati decisivi nel voler proseguire con l’amministrazione non si assumono la responsabilità di votare il Bilancio, la componente che era invece per le elezioni a giugno non parteciperà. Troppo per Di Palma che a quel punto decide di far stracciare la seduta di lunedì e ristabilisce due date, il 27 in prima e il 30 maggio in seconda convocazione.

Ci si gioca tutto – Venti giorni o giù di lì in cui ricomporre il quadro politico, fermata cruciale per il governo, per la città e per il futuro stesso del centrodestra, sempre più disgregato. Al primo punto dell’ordine del giorno c’è l’elezione del Presidente, che non era stato invece inserito per il consiglio del 9 maggio. E non a caso. Il centrodestra non poteva nel pieno della bufera affrontare anche il nodo della poltrona vacante. Le trattative adesso saranno complessive e la postazione tornata libera dopo le dimissioni di Aldo Cerroni andrà dritta nella scacchiera delle offerte e dei veti.