La folla che non ti aspetti. È questo in estrema sintesi quello che si è consumato domenica 3 aprile, quando in tutto lo Stivale sono state aperte gratuitamente le perle del nostro patrimonio artistico su iniziativa del Ministero per i Beni e le Attività culturali. “Domenica al museo” ha riscosso un successo straordinario in ogni dove, Tivoli compresa, presa letteralmente d’assalto dai visitatori che sono stati in fila per ore, in attesa di poter visitare le bellezze che hanno portato il nome della città in tutto il mondo da secoli e nei secoli. Succede così che sia Villa d’Este che Villa Adriana si sono piazzate nella top ten, per la precisione la prima al settimo posto, con 9.233 persone, l’altra all’ottavo con 7.070 visitatori, dati vicini e addirittura superiori ai record già segnati lo scorso anno. Un successo che però qualche disagio in realtà l’ha causato, come testimoniano le molteplici fotografie apparse sui social network in tempo pressochè reale, dove si vedono persone in coda in attesa di poter varcare finalmente i cancelli. Tanta è stata l’attesa che alla fine in piazza Garibaldi, circondata da una catena umana di gente, è arrivata pure la Protezione Civile che ha distribuito oltre 2.500 bottigliette d’acqua messe a disposizione dalla Regione Lazio per situazioni emergenziali. Insomma un successo dal retrogusto amaro, visto che se da una parte la folla è il segno inequivocabile che la cultura va ancora di moda, dall’altra la difficoltà manifestata nella gestione della situazione è chiara come il sole, con la viabilità in cima alla lista dei disservizi. Ma la magagna, se così la vogliamo chiamare, non è solo questa. L’effetto sold out si è infatti fermato all’evento gratuito e il tessuto produttivo locale non ha beneficiato più di tanto della straordinaria affluenza. Vuoi perché non tutti i commercianti hanno ceduto al richiamo dell’evento, vuoi perché l’attesa sfiancante non invoglia i turisti a farsi pure un giro per mangiare o fare shopping, alla fine della fiera il “botto” è stato solo parziale, con buona pace di chi ha comunque urlato al miracolo.