Doveva essere il consiglio comunale di Maria Rosaria Cecchetti, alla guida dell’aula dopo la fine dell’era Napoleoni, che ha lasciato il posto da quasi due settimane, quello del Documento unico di Programmazione e del Piano Triennale delle Opere Pubbliche, ma alla fine è stato soprattutto quello del botta e risposta tra la maggioranza e l’opposizione incastrate o concentrate, a seconda dei punti di vista, sui famigerati costi della politica.

Le commissioni e l’arringa del primo cittadino

Un tema a quanto pare sentito visto che il peso economico delle commissioni consigliari, raccontato la scorsa settimana sulle pagine di questo giornale, ha tenuto banco nelle prime ore di dibattito, concentrato su cosa è stato fatto a fronte di un’uscita economica che supera le 60mila euro per quattro mesi di lavoro. A difendere l’operato degli eletti ci ha pensato il sindaco, Giuseppe Proietti: «Dire che il consiglio e le commissioni non hanno lavorato è una cosa inesatta, i risultati sono nelle serie di regolamenti approvati. L’affermazione dei diritti dei cittadini e degli animali ha trovato ascoltatori attenti», continua sottolineando il lavoro «costituente» portato a termine in questa prima parte di mandato.

L’attacco del Pd: maggioranza approssimata

Una arringa che poco ha convinto i titolari dei banchi dell’opposizione, che hanno deciso di non votare Cecchetti, eletta alla fine con 15 voti, e di mantenere la linea che li ha visti optare per la scheda bianca già la scorsa settimana. «La verità è che questa amministrazione continua a lavorare con approssimazione. La fotografia di quanto è stato fatto è la scalinata di viale Tomei, chiusa da mesi – attacca il consigliere piddì Alessandro Fontana -. Sindaco lei non deve rispondere a me ma alla città e spiegare perché siamo arrivati al punto in cui dobbiamo schivare le buche per strada. Dove ha messo il falcetto che usava in campagna elettorale per pulire i giardini? Lo ritiri fuori», continua. Cantieri che a quanto pare sono diventati un problema anche per i commercianti del centro città, che lamentano problemi seri legati alle zone soggette a lavori che hanno modificato la viabilità e creato disagi. «Da settimane l’anima e il cuore della piccola imprenditoria tiburtina chiede a gran voce di trovare una soluzione condivisa che permetta ai commercianti di respirare – aggiunge Fontana -. Chiediamo al sindaco e alla sua amministrazione di aprire un confronto con la città per trovare una soluzione che permetta al tessuto economico di non morire». Esordio fermo dai toni pacatu, come ci si aspettava, invece per Cecchetti che alla fine si è insediata: «Sento forte questa responsabilità e mi impegnerò a rispettare questo ruolo– e aggiunge -. Uno dei compiti è quello di tutelare la dignità dell’aula e non avrò mezze misure».

La strategia del «più uno» e la maggioranza che barcolla

Tra uno strale e l’altro a complicare il quadro, ad onor del vero già dalla scorsa seduta, ci ha pensato il quasi ex Napoleoni, che resta seduto tra i banchi di quelli che hanno vinto le elezioni ma con un piede decisamente fuori. Cosa che ha dichiarato, per carità, in maniera chiara e precisa quando ha raccontato all’aula la sua dipartita dalla sedia più alta del consiglio, ma che continua a ricordare dove e quando può, non lesinando attacchi e critiche agli ormai fu compagni di avventura, che barcollano ma per ora non mollano. É accaduto anche in occasione della presentazione del Dup, definito «approssimato, pieno di errori e carente». Che lui possa diventare il «più uno» della minoranza? Forse. Quella del tenere un piede da una parte e lo sguardo dall’altra è una strategia vecchia quanto la politica, che a volte funziona a volte no. Perché quando ti metti in lista per entrare ad esempio ad una festa, se il tuo «più uno» non è segnato a chiare lettere non entra. È una regola che vale per tutti.