GUIDONIA – Il centro antiviolenza trasloca da Collefiorito all’Italian hospital group contro il parere delle operatrici che giudicano la nuova sede inadeguata tanto da rendere impossibile, almeno per loro, la ripresa del servizio. Ed è polemica: al centro la decisione presa dall’amministrazione comunale con lo scopo di tagliare i costi, visto il comodato d’uso gratuito della nuova sistemazione. “L’Italian Hospital Group – hanno detto le esperte del Centro Lina Losacco e Monica Ligas per spiegare il no alla nuova location scelta – è una struttura sanitaria privata, in convenzione, con all’interno dei reparti di geriatria, per malati di disturbi mentali e alimentari, nonché un hospice per malati terminali. Si ritiene doverosa una riflessione sul significato di un centro antiviolenza, sulla importanza di una sua fisionomia autonoma e libera così come raccontiamo nei nostri interventi pubblici e quando siamo di fronte a una donna. Parliamo di luoghi di libertà cercando di trasmettere la voglia di sperimentarsi in percorsi innovativi privi di etichette e di stereotipi. Accettare la proposta di accogliere le donne in un luogo di cura delle malattie, per di più mentali, se da un lato alimenterebbe la percezione di soggetto malato che le donne hanno di sé, allo stesso tempo rafforzerebbe lo stereotipo usato dagli uomini maltrattanti e spesso dagli stessi servizi territoriali non sempre formati e competenti sul tema della violenza alle donne”.

LA NUOVA SEDE. Da un appartamento autonomo di quattro stanze con salotto e stanza dedicata alle audizioni protette dei bambini si passa a due stanze all’interno di un poliambulatorio dove, per spostarsi da una all’altra, è necessario passare per il corridoio comune. Spazi dove manca la necessaria privacy e ristretti, tanto che ieri mattina la maggior parte dei mobili sono rimasti a Collefiorito, proprio perché non si saprebbe dove metterli.

LA POSIZIONE DEL COMUNE.
Anna Maria Vallati (FI), delegata alle Pari opportunità, difende invece le scelte dell’amministrazione comunale “perché è gratuita, più centrale e facilmente raggiungibile rispetto all’altra. Una scelta che abbiamo adottato – spiega – dopo esserci confrontati con gli operatori e con i vertici della Asl Rmg, con l’ex direttore generale Giuseppe Caroli nell’ambito della Conferenza dei comuni del distretto sanitario. L’esigenza è stata quella di adeguare il servizio alle linee dettate dalle nuove norme secondo le quali i centri antiviolenza devono rispettare alcuni requisiti specifici come la accessibilità e la possibilità di finire in rete con altri servizi sanitari. A breve, inoltre, lanceremo un nuovo bando,per la gestione”.

(20 gennaio 2016 – www.lavocedelnordestromano.it) Red