Palazzo San Bernardino non sarà più casa sua. Ad annunciare l’addio al consiglio comunale di Tivoli è uno dei più votati della maggioranza (546 preferenze) Damiano Leonardi, 31 anni, che non tenterà la carta del bis a differenza di molti suoi colleghi. A raccontarlo è lui stesso in un lungo post su facebook, dove non solo ripercorre gli anni d’oro del civismo proiettiano ma saluta i suoi elettori e gli amici ribandendo la volontà di continuare a credere nel progetto portato avanti con “Una Nuova Storia”, la lista civica che divenne la casa di un gruppo di dissidenti del piddì, Leonardi compreso, in rotta con il partito e con il gruppo dirigente locale.

Dunque per il giovane tiburtino la carriera politica, almeno per ora, finisce qui, nonostante Proietti e i suoi, come dicevamo, siano pronti ad affrontare una nuova campagna elettorale anche con nuove liste civiche, come Partecipazione Popolare per Tivoli 2019, che pare diventerà la casa di un’altra transfuga dem, Laura Di Giuseppe. Pronti a scendere in campo anche alcuni assessori, c’è chi dice per scelta, c’è chi dice per diktat dei maggiorenti del gruppo. Su tutti l’attivissimo assessore ai Servizi Sociali, Maria Luisa Cappelli, che sarebbe già pronta già ad entrare nell’arena in coppia – elettorale – con Emanuele di Lauro. alc

Di seguito il testo integrale del post di Damiano Leonardi
A quanto pare è tempo di chiudere uno dei capitoli più importanti della mia vita.
E per farlo non mi bastano due parole.
Se vorrete leggerlo, questo è il mio saluto.
Chissà se è un arrivederci, chissà se è un addio.

Avrei voluto dire tante altre cose.
Ma immaginando il terrore che vi avrebbe inevitabilmente assalito all’idea di leggere per più di due minuti, mi sono limitato a quelli.

Quando decisi di percorrere questo cammino, tutto pensavo tranne di prendermi una pausa a 31 anni, dopo un solo mandato da Consigliere Comunale, dopo essere stato il più votato tra quelli della maggioranza che ha governato in questi anni Tivoli, la nostra città, il 115° Comune più grande d’Italia.

Ma è già da un po’ che ho questo pensiero.
E oggi, ritrovando questa foto di quattro anni fa, mi sono commosso e mi sono detto che forse era un buon momento per confidarlo pubblicamente, così da arrivare anche a chi non vedo tutti i giorni.

Perché avevo ancora tanti (?) capelli.
Perché quel giorno indossare la fascia è stato un grande onore.
Perché in quel pezzo di stoffa tricolore si condensano la vita e il destino di migliaia di persone.
E l’ho portata dopo essere stato eletto da poco, con grande orgoglio, rispetto, emozione.

La politica è un sacrificio grande per chi la fa da attore protagonista senza volerci “svoltare”, senza conflitti di interesse, per chi è in grado di dire “no” sapendo di pregiudicare nel breve il proprio consenso, per chi con lo status e il prestigio della carica elettiva non riempie se stesso, per chi non scalda la sedia senza voler comprendere quel che fa e a cosa e chi sta dando il proprio contributo.

E’ un sacrifico tanto grande.
E’ studio matto e disperatissimo.
Sono scelte difficili. E’ invenzione e intuito.
E’ la scoperta del senso di responsabilità e della capacità di sopportare quando vorresti ribaltare il tavolo.
E non ci sono manuali o professori che te la insegnano.
Gli unici docenti sono le enormi rinunce di vita privata e professionale, sul vivere alleggeriti dall’assenza della dimensione pubblica.
I rischi che corri.

Lo sanno bene la mia compagna di vita, i miei amici, la mia famiglia.

Ma non è il sacrificio il problema.
Non lo è mai stato. E’ il giusto prezzo per avere il potere di indirizzare la realtà che ci circonda, il tempo che verrà.
E poi quando non nasci che sei già “qualcuno” e quando ogni mattina puoi guardarti allo specchio, quando non ti pieghi e quando vivi i tuoi giorni senza dovere niente a nessuno, beh, cosa sia il sacrificio, lo sai dal giorno in cui vieni a mondo.

Non è un problema neanche il fatto che la politica non sia un bel posto: una foresta il cui sottobosco è incredibilmente popolato da personaggi che sento tanto lontani.
Chi opera esclusivamente per il bene comune è una ristretta minoranza in cui, senza presunzione, ma orgoglioso d’essere rimasto me stesso, sento di trovarmi anche io.

Come non lo è neanche il fatto che la politica sia mediazione.
E’ difficile essere d’accordo in due sulle cose, figuriamoci in tanti. Ma chi sceglie di starci, questo lo sa. Sa che dovrà mediare, sa che il compromesso è inevitabile.

E proprio per questo rifarei tutto.
Mille volte e mille ancora. Ancora più convinto.
Perché se a questo mondo le persone che pensano e sanno di poter dare qualcosa, si tengono fuori dalla politica, ci rimetteremo tutti, a cominciare da chi, da solo, non ce la fa.

Se ho preso questa decisione non è, allora, perché ho dubbi sul mio impegno, ma li ho sulla natura in cui intendo nei prossimi tempi praticarlo.

Mi spiace se deluderò qualcuno.
Mi spiace se non sarò lì a dare adeguata rappresentanza a chi da me l’avrebbe voluta.
Ma non me ne scuso.
La politica non è un fatto personale.
E le radici della mia passione affondano in un terreno che è altro da una politica locale che vedo stretta tra l’impossibilità di far proprio il profondo mutamento d’atteggiamento che la società le richiede, l’incapacità di farsi veicolo di partecipazione reale e l’incredibile equivoco che la vede riprodursi uguale a se stessa, animata dagli stessi ripetitivi personaggi, metodi, strumenti.

Sono parte di una politica locale dove le singolarità hanno il primato sulle collettività.
Viviamo un tempo di grandi divisioni e personalismi in cui la partecipazione è brutalmente schiacciata, perché diciamolo: dove c’è partecipazione il potere personale vacilla.
Un tempo in cui le analisi dei problemi complessi sono sostituite da inutili e ingannevoli soluzioni semplici.

Sono parte di una politica locale che non prova interesse nel costruire, preparare e far maturare una classe dirigente migliore dell’attuale, pronta ad affrontare le sfide per un futuro sempre più incerto, precario, instabile.
Il primo, il più alto degli obiettivi che qualsiasi partito o movimento dovrebbe porsi.
L’ultimo che tutti si pongono da più di un vent’anni ormai.

Quello che ci attende è un baratro politico generazionale delle cui conseguenze nessuno sembra curarsi e al quale, ancor più, allora, non riesco a restare indifferente.
E, questa, oggi, mi sembra la missione più importante.
Una missione che sono certo non affronterò da solo.

Il rinnovamento non è uno slogan da ripetere a ogni elezione: è necessario, piuttosto, praticarlo. E ciò vale soprattutto per la mia parte, quella sinistra di cui c’è una grande necessità in un mondo dove l’odio e l’indifferenza si fanno valori condivisi, in un mondo il cui ecosistema è al collasso, un mondo di periferie urbane senz’anima e periferie sociali in stato di guerra.

Ho sempre guardato dove la politica non guarda mai, oltre l’orizzonte.
Perché il presente e il consenso da guadagnare sono concreti, qui e ora.
E, in loro nome, si calpestano tante cose.
Le visioni sono invece di là, nell’incertezza e nell’altrove.
E, in loro nome, a quanto pare, si può calpestare ben poco.

No, non mi sento uno sciocco per questa scelta, che tanti considereranno un passo indietro.
Io non ho mai ragionato come ragionano tutti.
E, di certo, non ho intenzione di cominciare a farlo ora.

E se qualcuno ha mai pensato che essere rieletto, e lo hanno pensato in tanti, fosse la mia aspirazione principale o la mia ambizione intoccabile è perché, evidentemente, non mi conosce abbastanza.
Se ho delle ambizioni, e le ho, sono più alte e importanti.
Se ho delle aspirazioni, e le ho, sono sconfinate. E non si fermano qui.
Né si esauriscono di certo in me stesso.
Né, tantomeno, riescono ad appartenere a uno scenario politico che si regge su schegge e frammenti.

Per compiere scelte così sofferte, data la grande passione, servono generosità e coraggio.
Quella generosità e quel coraggio che appartengono soltanto a chi paura non ne ha.
E io, paura non ne ho mai avuta, di niente e nessuno.
Tantomeno dell’ignoto. Tantomento delle sfide quando hai tutto contro.

Ritengo prioritario che gli organismi politici riescano ad appassionare e a far sentire protagonisti quanti vi si avvicinano e quanti oggi ne restano fuori.
E per farlo hanno necessità di divenire luogo per tutti e non proprietà di qualcuno che mette avanti sé stesso per volontà o necessità.
Devono consentire di fare esperienza a chi lo merita e vuole.
Oppure niente vale a niente.

E’ per questo che il mio non è un passo indietro. Ma sono due avanti.

Io credo alla superiorità delle collettività e delle comunità sui singoli.
Quelle prive di ideologie ma gonfie di ideali.

Per tutto questo al termine del mandato non intendo ricandidarmi ma aprirò uno spazio per chi con me ha camminato, mettendomi a completa disposizione di UnaNuovaStoria che in questi anni ho trascurato per amministrare, dopo che, nel suo piccolo, ha immaginato, organizzato, condotto e vinto la rivoluzione che ha portato Giuseppe Proietti, per il quale sempre proverò stima e affetto al di là della politica, a divenire Sindaco della città.

Di rivoluzioni però c’è ancora un gran bisogno: la necessità di scombinare l’ordine costituito non si ferma mai. Appiattirsi è concettualmente sbagliato.
Perché da sovvertire c’è fino all’infinito e il tempo che la vita ci mette a disposizione è poco.

Così poco che continuerò a studiare, perché ne ho una gran voglia. E, per studiare, per farlo bene, serve tempo. Per fare bene ogni cosa serve tempo e il tempo per tutto non c’è.

Sosterrò UnaNuovaStoria qualsiasi strada sceglierà per il futuro perché UnaNuovaStoria è un modo di agire.
UnaNuovaStoria è un’idea giusta.
UnaNuovaStoria sono quei sogni per cui si è disposti a “sporcarsi le mani”, a farsi ingrossare il fegato e a usare parte di ciò che di più prezioso abbiamo, il nostro tempo, per dare ancora una possibilità a questo irregolare spicchio di mondo.
UnaNuovaStoria è la mano in cui non passi ma vai all-in.
UnaNuovaStoria è quello strumento che aspetta te.
Sì, proprio te che leggendo ti stai facendo qualche domanda.

Io alla politica ci credo, e ci credo tanto.
E amo la mia terra. Forse troppo.
O avrei dedicato ad altro i miei anni più preziosi.

La politica è l’arte della possibilità.
La politica è la più alta e complessa delle attività umane.
La politica è una storia il cui finale è sempre aperto.

Grazie a quanti mi hanno supportato ed eletto.
Grazie a quanti mi sono stati vicino.
Grazie alle meravigliose persone conosciute in questa incredibile esperienza.

Si parte per una nuova sfida, una nuova avventura, #UnaNuovaStoria.

 

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