Far chiudere le aziende estrattive a Guidonia è da “pazzi”, si arriverebbe al “collasso dell’intero settore”. E’ su quell’orizzonte da evitare che Andrea Napoleoni sottolinea le conseguenze a catena che interesserebbero anche Tivoli per l’aspetto “socio economico”. Insomma, sarebbe un disastro e il consigliere tiburtino individua anche l’unica soluzione per evitare la strada senza uscita: consentire il ripristino delle cave con terre che arrivano da fuori, non provenienti cioè dal sito stesso. A Tivoli è possibile, a Guidonia no.
Una discussione anche animata, durante la riunione congiunta delle commissioni di Guidonia e Tivoli competenti in tema cave. Richiesta proprio da Napoleoni e tenuta ieri nella sala Giunta del Palazzo di Michel Barbet arrivato a stringere le mani in segno di cortesia istituzionale. Obiettivo dichiarato cercare un percorso condiviso tra due amministrazioni confinanti eppure così distanti nell’approccio alla disciplina cave. Lo hanno chiarito in ogni modo gli imprenditori, in quelle settimane di proteste degli operai, quando Guidonia ha scatenato l’emergenza iniziando a chiudere le aziende. Una valanga arginata prima dalla Regione sul piano politico amministrativo e poi dal Tar su quello giudiziario. Ma il bivio sono le prospettive, le criticità nei rapporti tra le imprese e il Comune non sono affatto scomparse, anzi, con le verifiche in corso. I consiglieri hanno discusso di tutto un po’, il cinque stelle di Guidonia Claudio Zarro ha sottolineato la tendenza che non gli piace, dal 2010 meno 200 lavoratori a fronte di un aumento dell’escavazione del 180%, ma l’argomento è come agire nel futuro: l’accordo di programma tra i due Comuni e la Regione quindi sarà cruciale, lo ha ricordato il piddì Mario Lomuscio, il pentastellato Alessandro Cocchiarella ha annunciato l’esistenza di una proposta targata cinque stelle rispetto al tavolo regionale, “basata su principi differenti e che presenteremo a breve”. Lomuscio e la leghista Cacioni hanno chiesto delucidazioni ma Cocchiarella non è andato oltre, ne è nato un botta e risposta al vetriolo, insomma bisogna attendere, sempre che non entri in azione qualche manina, di questi tempi è così. Tant’è che proprio Cacioni ha ricordato “la sostanziale disparità di trattamento per le aziende nei due Comuni che forniscono risposte diverse in ambito amministrativo”. Come ripristinare, con quali materiali, Napoleoni è stato chiaro a dire a Guidonia: “La soluzione radicale di solito è quella meno auspicabile. Se le aziende falliscono quelle buche rimangono lì per altri 500 anni, se le aziende rimangono si possono sanare le situazioni”. Per Napoleoni, “il Distretto del Travertino è una componente rilevante del tessuto economico-sociale del territorio tiburtino, sicuramente il più importante in termini di occupazione diretta ed indiretta e di fatturato e non può essere minacciato da logiche radicali e da beghe politiche. Le imprese, i lavoratori e le loro famiglie devono essere tutelate e messe nelle condizioni di guardare al futuro con serenità, senza con ciò trascurare le questioni ambientali e la conservazione della risorsa idro-termale che tuttavia sono state spesso utilizzate per scopi assai meno nobili. L’obiettivo deve essere risanare. Autorizzare il ripristino con terre e rocce da scavo è l’unica strada percorribile. Chi sostiene che il ripristino delle aree di cava debba avvenire con materiale autoctono, ovvero con travertino o materiali simili o è un folle o è in malafede”.
geape.

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