di Gea Petrini

La rete delle consulenze funziona così: quando esiste l’opportunità di premiare nella fiducia un professionista amico, un’amministrazione punta su quel nome, lo chiama e gli consegna la pratica pagando, come ovvio, con i soldi pubblici. E’ una materia borderline. Sul piatto ci sono i criteri dell’imparzialità e della rotazione. E un modello politico preciso. Insomma non è dato sapere quale sia stata l’esigenza che ha spinto il Palazzo del sindaco di Guidonia Michel Barbet ad affidare il dossier delle cave all’avvocato Luigi Leoncilli, se la fiducia, la complessità del ricorso al Tar di martedì 9 ottobre dove il legale romano rappresenterà l’ente contro la Str, oggetto del contendere la revoca dell’autorizzazione firmata dal dirigente Paola Piseddu. In base a quali motivazioni avrà deciso Barbet? La complessità del caso, la fiducia nelle competenze dell’avvocato, la necessità di adeguarsi a un sistema, di accontentare le esigenze del movimento, la prassi delle consulenze, dove potendo, si scelgono professionisti vicini. Un terreno della vecchia politica che masticava assistenti al Rup come noccioline, individuava consulenti esterni per tutto lo scibile umano, in barba ai sindacati, alla trasparenza. In generale, a prescindere dai traguardi professionali, a volte più evidenti altri meno, il vero merito è l’appartenenza politica. Una prassi odiosa per i cinque stelle, almeno a parole, al punto da aver inserito la faccenda nel programma, fino a quando però le truppe non sono entrate nelle stanze dei bottoni. Perché quale sia la ragione, il risultato è uno: la consulenza è andata a un professionista affine all’universo grillino, pilastro degli affidamenti esterni nel comune stellato di Pomezia (bagarre finita all’Anac), uomo di fiducia della Valentina Corrado, consigliere regionale, tanto da esserne stato l’assistente personale, la consigliera interessata al fronte cave nell’ultimo mese al fianco dell’amministrazione di Guidonia. La terza città del Lazio è così entrata a pieno regime nella rete cinque stelle.

Programmi elettorali carta straccia. Per i penstastellati che erano stati un paio di anni all’opposizione del governo di centrodestra, la necessità di stoppare certi meccanismi appariva essenziale. Giuliano Santoboni e (l’oggi deputato) Sebastiano Cubeddu sulla questione fecero interventi e arringhe in aula, quando anelavano di prendere le redini della città per spazzare via le cattive abitudini della politica, quella degli “altri”, opaca, nemica della trasparenza. Caduto il castello sotto il clamore degli scandali scoperchiati dalla Procura di Tivoli, c’è stato un anno di commissariamento per riportare ordine nelle carte e nei conti, fino alle elezioni da record di astensionismo. “La priorità sarà quella di orientare l’azione amministrativa verso una profonda ristrutturazione di se stessa nell’efficienza, nell’imparzialità, nella professionalità e nell’economia di gestione, riportando internamente quanto più possibile la gestione dei servizi essenziali”. E ancora: “Verranno gradualmente restituiti all’ente i servizi essenziali e fondamentali, internalizzando, attraverso la formazione e motivazione del personale comunale, i servizi esistenti, comunque limitando e razionalizzando le esternalizzazioni e le consulenze esterne”. Questi sono gli impegni che il movimento metteva nero su bianco nel programma elettorale con cui poi Barbet ha vinto le competizione. Basta affidamenti all’esterno non solo dei servizi, anche se poi alla Tre Esse è rimasta la partita della riscossione dei tributi, per dirne una, ma stop anche al fiorire di consulenze. La realtà parla un’altra lingua.

All’esterno è meglio, ma conta anche chi. Tra i tanti avvocati segnati nell’albo comunale (più di cento), della marea di avvocati del Lazio, la scelta è più che mirata. Giusto per avere percezione della portata, secondo gli ultimi dati della Cassa Forense sul censimento 2017, nel Lazio ci sono 33.371 iscritti, è la terza regione d’Italia dopo Campania e Lombardia per presenza di avvocati, e Roma è la provincia più fornita dell’intero Paese, 24.962 iscritti. Insomma, in Italia c’è una media nazionale di un avvocato ogni mille abitanti, il Lazio ne ha come mezza Francia. Non manca davvero la scelta. Ma l’indirizzo è politico, quindi ci si muove sulla fiducia, elenchi o meno. Così arriva a Guidonia Luigi Leoncilli, nome molto conosciuto nell’ambiente cinque stelle: è stato assistente in Regione della Corrado, la consigliera regionale di origini calabresi e cresciuta a Pomezia. Proprio in quel Comune, mentre Fabio Fucci governava in sella al movimento, sono cominciati gli affidamenti diretti a Leoncilli quando assisteva la Corrado in Regione. A ottobre del 2017 lo scrive Clemente Pistilli su Repubblica: tra il 2013 e il 2016, Pomezia a guida cinque stelle avrebbe dato all’avvocato 220mila euro di incarichi. Il bailamme è diventato politico con attacchi a più riprese dal Pd che metteva sotto la lente la pioggia di affidamenti, con il posto dell’avvocatura comunale rimasto intanto vacante per mesi e mesi. Una pressione forte, secondo fonti di stampa approdata in sede di Anac, e che generò nell’allora sindaco Fucci reazioni al vetriolo a difesa dell’amministrazione e del suo operato: “L’avvocato Leoncilli, che segue diversi giudizi per conto del Comune, è regolarmente iscritto all’Albo, percepisce, come tutti gli altri, i compensi professionali stabiliti dal Ministero della Giustizia e applica ampiamente gli abbattimenti previsti dal Regolamento comunale sulle parcelle”. Questo ha dichiarato a marzo del 2017, quando Miccoli e compagni denunciavano tra l’altro che all’assistente della consigliera regionale andavano casi nei quali il Comune era sul fronte opposto della Regione.

Mondo Pomezia. Politica rovente a Pomezia, l’ex sindaco Fucci è andato a casa per volere della stessa maggioranza cinque stelle visto che contro le regole del movimento, aveva deciso di ricandidarsi per la terza volta. Un epilogo al veleno dopo pesanti scontri, con apice nelle urne, Fucci si è ripresentato a capo di due liste civiche in contrapposizione ai cinque stelle che l’hanno spuntata però al ballottaggio. Ha vinto l’attuale sindaco appunto, dal 26 giugno 2018, Adriano Zuccalà. Il caso Fucci ha determinato anche un cambio di equilibri interni nei rapporti dell’universo cinque stelle. L’ex sindaco infatti era vicinissimo alla consigliera regionale Corrado, tanto che in odor di regionarie venne fuori della “cordata” per fare della consigliera la candidata alla presidenza ed esportare il modello Pomezia nel Lazio. Una vicenda che ha causato toni più che rigidi all’interno del movimento visto che è vietato in fase di consultazione on-line indirizzare e influenzare il voto, diciamo che gli accordi avvengono dietro le quinte ma non se ne parla. Fatto sta che la Corrado prese le distanze ma la vicenda fu un chiaro segnale della sintonia tra l’ex sindaco e la consigliera. Un asse politico che si è frantumato però con la decisione di Fucci di candidarsi per la terza volta in Comune contro il diktat del movimento. Una scelta vissuta dalla Corrado come un tradimento, e condannata pubblicamente in una lettera aperta. Pomezia è ritornata nelle mani dei cinque stelle sotto un diverso capitano ma con lo stesso indirizzo politico.

Il vincolo paesaggistico non piace ai 5S, ci pensa Leoncilli. Un esempio emblematico, il vincolo su 2mila ettari posto dal Mibact nelle tenute storiche tra Pomezia e Ardea, rispetto al quale l’amministrazione cinque stelle di Pomezia, prima con Fucci e oggi con Zuccalà, dà battaglia. L’obiettivo è ottenere una riduzione dell’area di Santa Palomba sottoposta a vincolo. L’ex sindaco Fucci ha incaricato l’avvocato Leoncilli di ricorrere contro quel perimetro, la linea politica è che le limitazioni poste dal Mibact per difendere il pregio paesaggistico e storico troncherebbero lo sviluppo e futuri posti di lavoro. Leoncilli allora un anno fa ha presentato ricorso gerarchico, un ente cioè si oppone a un provvedimento di un ente superiore, in questo caso il ministero. Sono recenti gli esiti di quel ricorso, ne parla la stampa a più riprese, Il Corriere della città, attivo su tutto il litorale, riporta: il ricorso non è stato neanche trattato perché inammissibile, bocciatura sul piano tecnico giuridico visto che – accade venti giorni fa – in questo caso le sedi dove farsi sentire sono il Tar o il ricorso al Presidente della Repubblica. Una querelle che continuerà in sede di Tar, come ricostruisce sempre il Corriere della città, il 16 si discuteranno i ricorsi dei privati affiancati però dal Comune rappresentato da Leoncilli. Tra i privati ai quali il vincolo non sta bene c’è Cogea che intende realizzare in una zona di quell’area un impianto dei rifiuti. La fiducia nei confronti dell’avvocato a Pomezia continua intanto anche con il rinnovo dell’amministrazione, a settembre – basta scorrere l’albo pretorio – gli vengono affidati ulteriori incarichi per presentare opposizione contro una serie di decreti ingiuntivi, per andare in giudizio al Tar o per rappresentare l’ente in tribunale, da Velletri a Treviso. Pomezia e Guidonia adesso sono sotto lo stesso cielo a cinque stelle.

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