di Anna Laura Consalvi

C’era una volta un programma elettorale, un libricino bianco e rosso portato nelle case dei tiburtini che si apprestavano ad andare al voto. C’era perché era il 2014, l’anno della svolta almeno sulla carta, per la città che lasciava i partiti per amore di una cordata di civiche promettenti. C’era perché quel programma non c’è più. Il 6 agosto 2018, in un consiglio convocato in fretta e furia tra afa e piogge tropicali, si è consumato l’epilogo della storia d’amore tra Tivoli e il suo consiglio, finita a colpi di affitti e subconcessioni all’acqua sulfurea.

La proroga della subconcessione al 2031 e il progetto di affidare la gestione al socio privato
All’ordine del giorno del parlamentino tre punti l’ultimo dei quali relativo alla proroga della subconcessione della risorsa idrotermale alla Società Acque Albule fino al 2031. Una scelta che come nelle storie migliori ha riservato un colpo di scena: dietro la necessità di prolungare il contratto, la decisione di Palazzo San Bernardino di dare in gestione capra e cavoli direttamente al socio privato, la Sirio Hotel srl. Un cambio di rotta deciso e radicale rispetto al libricino rosso di cui sopra, dove i proiettiani parlavano di riacquisire il 100% delle azioni della spa, in mano pubblica per il 60% dei titoli, per poi rimetterla in blocco sul mercato. Ad essere determinante, secondo il sindaco intervenuto a spiegare la questione, i contenziosi che penzolano sulla testa del municipio, su tutti quello relativo alla famigerata opzione PUT, contenuta all’interno dei patti parasociali scaduti illo tempore, che consente proprio ai detentori del 40% del pacchetto azionario di ridare tutto direttamente al Comune di Tivoli che gliele ha vendute, alla modifica cifra di 13 milioni di euro, spicciolo in più spicciolo in meno. Insomma per evitare la iattura di dover metter mano al portafoglio della collettività il primo cittadino ha deciso di mettere le mani avanti, disegnando un progetto che prevederebbe, senza carte il condizionale è d’obbligo, un canone annuo di 750mila euro per gestire tutto.

L’ira dell’opposizione: “Blitz per fame di poltrone sotto il diktat del socio privato”. “Siamo alla svendita”
Il punto ha tenuto inchiodata alla sedia la maggioranza, orfana dei vacanzieri Damiano Leonardi e Irene Marinucci protagonisti del gossip estivo smentito dallo stesso sindaco che vuole la lista di appartenenza, “Una Nuova Storia”, pronta a lasciare la casa madre con a capo l’aspirante primo cittadino e presidente del consiglio di amministrazione della Acque Albule spa stessa Giovanni Mantovani, e fino alle 5 del mattino inoltrate Andrea Napoleoni, autore di 31 emendamenti, e Manuela Chioccia, capogruppo del Pd, rispettivamente contrario e fuori dall’aula al momento del voto. “Purtroppo è accaduto quello che temevo: la sub-concessione per lo sfruttamento delle Acque Albule non è più in mano pubblica. L’Amministrazione Proietti, sotto il diktat del socio privato, l’ha rinnovata con due anni e mezzo di anticipo rispetto alla scadenza naturale e fino al 2031 spetterà al “patron” delle Terme – dice Napoleoni -. Due anni e mezzo di trattative segrete e poi in poche settimane il blitz agostano che impedirà, come promesso solennemente da Proietti, un dibattito serio e la possibilità che la Città possa essere coinvolta ed informata, nel destino del bene più prezioso che appartiene alla comunità tiburtina. L’unica certezza è che non ci sarà nessuna gara pubblica e ciò significa che tutto è già deciso nelle segrete stanze.”.

“La Subconcessione è un valore aggiunto per il Comune, senza trasparenza e condivisione abbiamo detto che non l’avremmo votata e che saremmo usciti dall’aula proprio perché non abbiamo elementi sufficienti per valutarla. Sindaco e assessore alle partecipate dovevano essere presenti nelle riunioni precedenti in consiglio cosa che non è accaduta e ci stupisce anche il silenzio della maggioranza sugli emendamenti. In più non abbiamo la disponibilità di tutti gli atti, che invece devono passare all’attenzione della capigruppo e delle commissioni -. Dice Manuela Chioccia, capogruppo del Pd -. Aspettiamo che almeno i primi di settembre ci arrivino completi”. “Siamo alla svendita di un bene che appartiene a Tivoli e ai tiburtini. Chiediamo che ci sia condivisione e trasparenza per scelte che incidono così profondamente nel futuro di tutti e su cui, visto il ruolo che siamo chiamati a svolgere, dobbiamo vigilare con attenzione”, commenta Laura Cartaginese, Forza Italia.

“Sindaco debole nei confronti delle Acque Albule, “pozze” umiliate”
A porre l’accento sugli aspetti “politici” della vicenda è Marino Capobianchi di Alleanza per Tivoli: “Manca all’amministrazione un’idea su come sfruttare efficacemente la risorsa termale. Lunedì il Sindaco ha palesato la sua debolezza nei confronti del socio privato delle Acque Albule, accelerando senza motivo sulla proroga della subconcessione. Ha all’opposto maldestramente umiliato le cosiddette “pozze” durante un suo intervento in aula. Da un lato il termalismo diffuso viene mortificato, dall’altro il Comune rischia di svendere il suo controllo sulla nostra società per azioni. Certo non si tutelano in questo modo gli interessi della comunità tiburtina”

La replica della Acque Albule: “Proroga subconcessione ulteriore ricchezza per la collettività”
Ad entrare nella querelle è la stessa società per azioni, attraverso il direttore generale delle Terme di Roma, Stefano Terranova: “Non entro nel merito sul valore politico di questo passaggio istituzionale. Sottolineo che rappresenta un atto di valorizzazione del patrimonio delle Acque Albule S.p.A., di cui il comune di Tivoli è azionista di maggioranza con il 60%, e che questa delibera genera un’ulteriore ricchezza per la collettività”.