“Qualche volta voglio fermare tutto questo tempo”, canta Claudio Caruso, “ma non mi definisca neomelodico” anche se con quelle aperture al ritornello, difficile non farlo, proprio nella migliore tradizione italiana. Giovani talenti nascosti tra i politici di Guidonia Montecelio, il 28enne, nella vita assicuratore, da un anno è consigliere comunale dei cinque stelle, al timone della terza città del Lazio. Origini calabresi, carattere schietto, Caruso sa rendersi protagonista, un mese dopo la vittoria elettorale, fece venire la gastrite a mezzo movimento, compreso un futuro deputato, definendosi un anarchico. Scandalo. Caruso è così, cresciuto a pane e De Andrè, proprio un concerto di Cristiano – il figlio – è stato il giro di boa nel 2008, “da lì ho scoperto un altro mondo”. I cantautori sono il suo personale olimpo, da Rino Gaetano al maestro Francesco Guccini, ma è dopo il live di Cristiano De Andrè e l’approccio più approfondito al mondo di Faber che Caruso capisce che la musica può dargli di più, “permettermi di parlare degli ultimi, uno strumento sociale”. Ma non manca l’amore nella produzione di Caruso che scrive testi (183 composti in 10 anni) e musica, formato nell’accademia di Edoardo Vianello dove ha partecipato al coro, girando nei grandi teatri fino a un anno fa. “E’ una scuola importantissima, dove ho imparato molto a livello vocale”.

E così tra commissioni, consigli e convegni, l’estate 2018 torna a essere all’insegna della musica e dell’arte per il portavoce cantante che ha recentemente prodotto due brani. Qualche volta, una canzone d’amore, arrangiata in collaborazione con Mariano Parrella dei Pandemonium, più di mille visualizzazioni su You Tube in pochi giorni, dedicata a una ex.

(il testo continua dopo il video)

“L’ho scritta tre anni fa per una ragazza di San Giovanni, lei aveva chiuso una storia da poco e aveva un altro nella mente. Per questo nella canzone dico che avrei voluto farla volare, per consentirle di vedere le cose dall’alto, da un altro punto di vista”. Una storia non andata bene, “ero nel posto giusto ma nel momento sbagliato”, ammette col sorriso, un amore impossibile che ispira come una musa, e adesso la canzone tenuta nel cassetto per tre anni è diventata reale sull’onda della fine di una relazione, vissuta. “Dopo undici mesi di agonia amorosa sto riprendendo in mano la mia vita, avevo abbandonato le mie passioni ed è l’errore più grande lasciare tutto per amore, voglio scrivere e fare musica”. E c’è un secondo pezzo prodotto in queste settimane, Chi è stato, dedicata a Federico Aldrovandi, Gabriele Sandri e Stefano Cucchi. “Chi è stato, chi è stato qualcuno che rappresenta lo Stato”, un pezzo duro, “ho ricevuto i complimenti dalle famiglie di Cucchi e Aldrovandi, per il messaggio del testo”.

Ma non è finita qui. Summer 2018 all’insegna della creatività, “sto lavorando a un pezzo sulla libertà in una storia d’amore che sarà inserito all’interno di un disco con otto brani”. Un argomento spinoso per Caruso: “Non si deve camuffare la propria identità in una relazione, l’amore non è proibizionismo. L’amore è l’equivoco della ragione, un momento di grande ubriacatura che con l’andare del tempo si trasforma e ci rende coscienti che in effetti è solo un equivoco. Contemporaneamente sorgono altri sentimenti, meno nebulosi ed entusiastici, come l’affetto e il desiderio di confidenza. Questo porta inevitabilmente a costruire una sorta di società omertosa, come è in fin dei conti la famiglia che offre molti vantaggi sul piano personale ma che è comunque un’istituzione antisociale, una sorta di rifugio antiatomico contro la società”. E di politica? Meglio non parlarne, lasciamoci su queste note.
Gea Petrini