Camicia bianca con maniche arrotolate alla Renzi, ma forse è meglio non dirglielo, sguardo gioviale e sorriso a beneficio dei flash amici, il sindaco cinque stelle di Guidonia Montecelio ieri ha festeggiato il compleanno nella sala Giunta del Comune. Tra le foto dei suoi predecessori, fin dai tempi del bianco e nero (ma i quadretti, scelta estetica, in realtà sono tutti in color seppia), Michel Barbet ha brindato alla cifra tonda. Chi glielo avrebbe mai detto di poter spegnere le candeline con il numero “60” nel corridoio del massimo potere cittadino, tra quelle mura che, ah, se potessero parlare, altro che libri. Eppure non sembrano spaesati i pentastellati, nessun timore reverenziale per la massima istituzione pubblica, l’hanno davvero resa casa. Saliti ai posti di comando al grido di “scandalo”, “ladri”, “onestà”, propugnando la cifra stilistica della “sobrietà”, della diversità rispetto agli “altri”, quelli che c’erano prima. Appaiono oggi perfettamente a proprio agio, già calati alla perfezione nelle tradizioni della politica, anche migliorate visti i tempi che corrono. Come qualcuno ha osservato, c’è una lunga tradizione di festicciole in sala Giunta che, per intenderci, è il luogo con la tavola di legno massiccio dove si riuniscono gli assessori per votare le delibere. Ma fa un certo effetto vedere loro, i cinque stelle che hanno sfidato il passato pur di archiviare metodi obsoleti, visto che la forma fa la sostanza, piazzarsi lì, nella stanza cuore del Palazzo, a brindare e festeggiare con tanto di famiglia al seguito (e questa sì che è una novità).

Bicchieri di plastica, torta con decorazioni gialle, bottiglie di bollicine, un computer portatile con le casse attaccate, perché non deve essere mancata neanche la musica al compleanno del primo cittadino. E chissà quale sarà stata la colonna sonora, d’altronde chi è di destra chi di sinistra, persino sul pantheon musicale potrebbero esserci dei problemi, o forse il neomelodico consigliere Claudio Caruso avrà messo d’accordo tutti. In fondo c’è un telo da proiettore, video ricordo? Chissà. Sono schierati lungo la parete, fremono, festeggiano, viene da chiedersi cosa pensino dietro quei cellulari puntati per non perdere un minuto, mentre registrano l’attimo a futura memoria, quella dei posteri o di se stessi. Assessori, dall’ambiente c’è la Tiziana Guida, contenta, in un abito scuro, che tiene il telefono in direzione di Barbet, subito dietro nella stessa posa la consigliera Laura Santoni, ma la schiera è composita, l’uomo dei conti Alessandrini con la dirigente di settore, tra gli altri poi il consigliere Castorino, le colleghe Laura Alessandrini e Laura Spinella, Antonino Briganti, Toro con le dita alzate, come nelle feste anni ’80, a tenere il ritmo, tanto che ti viene il terrore, mica faranno il trenino, e poi la delegata alla Cultura. La bionda Elisa Strani in tutti gli scatti appare incontenibile, batte le mani, ride di una felicità contagiosa, genuina, autentica. L’opposto esatto del collega Marco Colazza, dei lavori pubblici, che in un angolo osserva la scena un po’ perplesso, pare domandarsi, ma che ci faccio qui? Non c’è tutta la maggioranza però ad onorare il sindaco Barbet. Assente Alessandro Cocchiarella (ma non è il solo), uno sgarbo personale? No, la storia è tutta politica. Il party di Barbet arriva due giorni dopo l’uscita di scena di Romina Polverini, l’assessore mandata via dalla Giunta perchè sarebbe venuto a mancare il rapporto di fiducia, è la posizione laconica e ufficiale. Uno strappo doloroso non solo per la diretta interessata, ma per chi chi in maggioranza l’ha sostenuta in questo anno. Cocchiarella in testa, per non parlare di Loredana Terzulli e Claudio Cos, quest’ultimo avrebbe addirittura minacciato di dimettersi dal consiglio alla sola eventualità. Ma niente può rovinare il pomeriggio di festa.
Gea Petrini

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