“Prendi un ragazzo che potresti essere tu, … Federico? Bene, allora Federico lavora come salumiere e guadagna 420 euro al mese. Sei un bravo ragazzo (si rivolge a tutta l’assemblea). Conosci un altro bravo ragazzo, sei tu, come ti chiami? Mario, bene. Mario ha certi amici che gli danno 100 euro al giorno per portare alcuni pacchetti o fare la vedetta in un certo quartiere… Nel frattempo Federico si sposa ha un figlio, la giovane moglie è disoccupata e 420 euro al mese, al nero, non bastano più. Chiacchierando con Mario si convince a cambiare lavoro… Altro scenario. Abbiamo il caso di un povero cristiano che ha dei debiti poiché è preda del vizio del gioco, mettiamo te, ti chiami? Matteo, ok. Anche Matteo ha una famiglia sulle spalle, ripeto, persona per bene, incensurata. Figli che studiano all’università, libri da comperare… Ma accumula debiti. Qualcuno, che ha soldi, si offre di aiutarlo, Matteo accetta. Non deve ‘preoccuparsi’ li darà indietro quando potrà. Niente interessi, ‘tranquillo’ gli dicono. Matteo ha una sorella; Sofia, che è architetto al Comune, e la sua cara cugina, Claudia, che si è innamorata di un mafioso costretto alla residenza coatta nello stesso comune. Il mafioso ha tanti soldi da riciclare … Un giorno chiedono a Matteo di restituire una somma enorme, con gli interessi … Non ha i soldi, ma la sorella architetto al Comune può sbrigare la pratica per costruire in un certo posto … tutto regolare, ovviamente ”.

Questi sono solo alcuni di una decina di esempi a catena, o “a grappolo”, che il Capitano Marco Beraldo comandante dei Carabinieri della Compagnia di Tivoli, ha proposto ai 250 studenti delle classi 5° del Majorana-Pisano, all’interno dl Corso su “Legalità e Cittadinanza”. Beraldo, accompagnato dal luogotenente Giuseppe Nocera (Tenenza di Guidonia Montecelio), dopo aver mostrato dei video delle operazioni di Carabinieri e della Procura di Roma e Tivoli, nell’area tiburtina, ha spiegato cosa sia una struttura organizzativa criminosa. Come sia facile per i giovani incappare in tali “organizzazioni” e come le forze dell’ordine e le varie Procure lavorino per tutelare la sicurezza del cittadino e far rispettare le leggi.

Il capitano Beraldo ha mostrato uno stile di racconto affascinante e coinvolgente, dalla forte empatia, sorretto da una sapiente prossemica (salendo e scendendo continuamente le scale illuminate dell’Auditorium “Mario Verdone”). Se qualcuno si aspettava una fredda conferenza, dopo pochi secondi si era già ricreduto. Beraldo ha parlato per tre ore, senza bere un goccio d’acqua, e i 250 ragazzi non si sono accorti del tempo che volava: hanno dimenticato la ricreazione. Beraldo ha affrontato diversi temi, ogni tanto con la sponda del preside Eusebio Ciccotti: lo spaccio tra i giovani che frequentano la scuola; l’illusione che lo spinello o la cocaina siano bravate innocenti senza dipendenze psico-fisiche e feroci conseguenze da parte dell’ “amico” spacciatore; il mercato internazionale degli stupefacenti; come funziona il taglio dalla cocaina pura per sfruttare il suo potere economico e far arrivare al consumatore quella “taroccata” con altre sostanze(farina, polvere di marmo, talco, ecc.). Il militare ha sottolineato che “lo spinello innocente non esiste, ogni spinello, ogni dose è frutto di sangue, dolore, violenze, sfruttamento di bambini e giovani nei paesi produttori, in cui si muore a 20 intossicati dai fumi inalati durante la lavorazione clandestina in laboratori improvvisati”.

Il Capitano ha spiegato anche il fenomeno degli intrecci tra droga, politica, edilizia e denaro sporco da “ripulire”. Poi ha toccato il tema, attualissimo e drammatico, della “droga della discoteca”. Quel liquido incolore e insapore che messo nei drink, ad insaputa della giovane o del giovane, consente la violenza sessuale e lo stupro senza lasciare nella vittima la minima traccia fisica né tantomeno il ricordo. Beraldo, infine, si è anche soffermato sul ruolo della polizia giudiziaria in generale e del corpo cui egli appartiene, l’Arma dei Carabinieri: “Sono contento di fare questo lavoro, ci credo. Ero avvocato e ho deciso di entrare nell’Arma. Quando vi dicono che non vale la pena di battersi per una società migliore perché ‘il mondo è tutto corrotto’ e ‘le cose vanno così’, io vi dico che non è vero. Voi siete il futuro di questo Paese. Sarete medici, avvocati, imprenditori, magistrati, docenti, giornalisti, architetti, ingegneri, politici, liberi professionisti. Sta a voi credere nell’onestà, in una rivoluzione etica”. Gli applausi sono scroscianti. Nel cortile, mentre gli studenti lasciano la scuola, un ragazzo magro e alto, dice ai due compagni ai suoi lati “non mi dispiacerebbe diventare medico e lavorare nell’Arma”.