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di Gea Petrini

Il centrosinistra, su proposta del Pd regionale lo ha candidato alla Camera, “una grande intuizione”, frutto di “strategia” e “lungimiranza”. Aldo Cerroni è di fronte una platea amica ma nello stesso tempo davvero inusuale da scrutare, si va dalla destra-destra biplanista ai volti del piddì. L’evento è di quelli che contano, il leader del polo civico di Guidonia Montecelio apre ufficialmente le danze della competizione che voto a voto, nell’uninomimale, decreterà chi tra lui e gli sfidanti più di peso – la favorita Barbara Saltamartini della Lega e il cinque stelle Sebastiano Cubeddu – sarà deputato dal 4 marzo. Sprona i presenti, ripete a più riprese, “vincerò”, e inutile nasconderlo fa un certo effetto vederlo nei panni del candidato “indipendente” voluto dal piddì mentre tiene in piedi un’assemblea di convenuti che nella vita di tutti i giorni non hanno molto in comune. Si parleranno Andrea Ciccotti e Patrizia Carusi? Chissà. Ma questa è la scommessa di Cerroni, l’avvocato la racconta proprio così, la missione è “ricucire” il tessuto sociale e politico proprio a partire dai territori. Sanare gli strappi e ferite. Quindi nelle alchimie che tanto gli riescono della diccì che fu, non solo non lascia il mondo civico ma lo rivendica, lo tiene stretto a sé, lo sublima a tesi politica, in nome di un agire concreto capace di unire tutto per il bene delle istanze territoriali. Nel contempo spende parole buone per Nicola Zingaretti, ringrazia il segretario del piddì Marcello Manni seduto in platea, ma rimprovera ai democratici le assurdità sul caso Tmb perché la loro posizione per la “delocalizzazione dell’impianto dei rifiuti è una follia”, e va avanti con la tesi delle amministrative. Aprire cioè l’impianto che “non inquina” ma renderlo a servizio del solo bacino di riferimento, chiudendo quindi le porte all’immondizia di Roma, “sarà un bene per i cittadini” di Guidonia perché la tassa scenderà. I democratici in sala non sembrano contenti. Ma Cerroni è così, non cambia linea, non smussa, mette in atto “mediazioni”, quelle le ama molto, ma nel contempo un elemento è più che chiaro, l’asse lo sta spostando su di sé.

La platea è attenta, la prima fila è da immortalare. Si va dalla portavoce del polo civico Michela Pauselli, al biplanista Andrea Ciccotti. In mezzo, Claudio Pauselli, e l’imprenditore Paolo Morelli, inchiodato alla sedia, batte le mani, sorride, è storicamente uno dei più forti e convinti supporter di Cerroni. Tant’è. Della civica di destra c’è anche Luca Lucangeli, in piedi in fondo, il consigliere Mario Proietti, mancano i big, su tutti Mauro Lombardo, ma le assenze non saranno casuali. Così come quella di Cerroni domenica alla kermesse con Pirozzi. Gli eletti civici ci sono tutti, Mauro De Santis, Mario Valeri che nel 2018 compie 28 anni di presenza in assise, il piddì invece manda Manni, c’è Carusi, Giancarlo Verdini, ma nessun consigliere mette piede nella sala. Cerroni parla sempre a braccio, tranne uno sguardo lanciato al foglietto verso la fine, scende nei contenuti dei temi del “collegio”, “da deputato” lo dice tante volte, quando parla delle infrastrutture, del caro pedaggi della A24, forse è l’unico ancora a utilizzare in una iniziativa politica l’espressione “massa critica”. Si riferisce ai sindaci della Valle dell’Aniene, che non riescono a farsi sentire e che vanno supportati. E ancora parla di turismo, delle eccellenze del territorio, olio, vino, non tralascia la sicurezza. Esce fuori al massimo di se stesso, quando ricorda in questa fase di scontri politici, che le “divisioni tra destra e sinistra sono strumentali”, è pervaso dal civismo l’ex democristiano Cerroni.

Sa colpire quando vuole, sia chiaro, ne dà prova nei minuti conclusivi, quando affronta il nodo Guidonia, e il governo cinque stelle di Michel Barbet. “Sono onesti e totalmente incapaci” è la sintesi cerroniana dell’amministrazione partita con un peccato originale, non aver revocato il piano del pre dissessto del commissario, condannando così Guidonia a dieci anni di lacrime e sangue, invece di porre in essere scelte politiche, difficili e coraggiose, che in due anni – dice il candidato – avrebbero traghettato Guidonia fuori dal pantano. Si prende le sue soddisfazioni Cerroni, ricordando: “Io ho sciolto il consiglio comunale”. Non ha paura dei giudizi per i due anni in cui è stato al governo con Eligio Rubeis – questo è il sottotitolo – perché “io sono stato il protagonista dello scioglimento, della battaglia”. Chissà che ne penserà Stefano Sassano. Cerroni non risparmia attacchi ai pentastellati a capo di un governo “inefficiente”, prova del nove “l’assessore ai lavori pubblici che si è dimesso perchè si è reso conto non riuscire a chiudere le buche”. Stringe le mani, ricorda che i giorni sono pochi, ed è pronto a salire sul camper con cui girerà i 49 Comuni del collegio. Basterà? La domanda resta aperta.

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