Impegnati su diversi fronti per la comunità, gli agenti della polizia municipale di Guidonia Montecelio attraverso il Diccap, il sindacato, con una lettera inviata al sindaco Michel Barbet e ai consiglieri che li hanno tirati in ballo sulla questione Albuccione mettono al centro del dibattito il loro ruolo, attaccato a volte dai cittadini, bersaglio e “cuscinetto” tra la città e l’amministrazione. Rivendicano “l’abnegazione e il sacrificio” con cui portano avanti il proprio lavoro, difficile, spesso esposto a rischi e chiedono quindi “le tutele che sono concesse di diritto agli operatori delle Polizie dello Stato”.

Quartieri da presidiare. Ad aver scatenato il caso, l’ultimo consiglio che ha affrontato l’emergenza di Albuccione. In aula Giovanna Ammaturo di Noi con Salvini ha chiesto la presenza nel quartiere di una pattuglia fissa della polizia locale “immaginiamo allo scopo di contrastare la circolazione di auto rubate e l’identificazione di eventuali rom latitanti o armati, e non crediamo, certo, per la repressione delle soste selvagge”. A tirare in ballo gli agenti è stato poi il democrat Emanuele Di Silvio, “non comprendiamo bene se per strumentalizzare il fatto o invece allo scopo di cogliere la palla al balzo a vantaggio della nostra categoria”, che ha richiesto di armare tutti i vigili, tanto che poi la Ammaturo ha ribadito la necessità di attivare un presidio costante all’Albuccione, “pistole o non pistole”. La discussione in consiglio ha scatenato reazioni sui social e la conseguente reazione del sindacato che stigmatizza la contradditorietà delle affermazioni dei due consiglieri.

I rischi. “Si pretende una polizia municipale che faccia il proprio lavoro, quindi, controllando i veicoli in circolazione e il campo rom nella località a rischio facendo presupporre una fiducia nella dotazione, preparazione e formazione del personale. Probabilmente nel pensiero comune – dicono dal dipartimento autonomie locali e polizie locali Fenal Sulpm – fermare un presunto veicolo sospetto significa semplicemente sanzionare il conducente perché senza cinture, revisione o assicurazione, in realtà potrebbe significare imbattersi in un pregiudicato, con armi e droga a bordo e sicuramente poco propenso a farsi pacificamente accompagnare in ufficio o arrestare. Naturalmente, qui abbiamo spinto all’eccesso i fatti, ma non si tratta d’improbabilità”.

Pistole. “Indubbiamente, l’arma dovrebbe essere normale dotazione della polizia municipale, unitamente ad altri strumenti di tutela come spray irritante – proposto e bocciato dalle precedenti amministrazioni – mazzetta distanziatrice, tuttavia inutili senza addestramento all’autodifesa e alle tecniche operative”. Ma è qui che è il nodo per il sindacato, “se non siamo adatti all’armamento, in quanto figli di una polizia minore, come possiamo essere adatti a espletare una funzione, quella del controllo del territorio, così delicata e difficile? Perché dovremmo fermare un’auto di grossa cilindrata di sospetta provenienza, disarmati, sprovvisti di spray, non addestrati, privi persino di segnale distintivo (paletta), giubbotto antiproiettile, automuniti di una Fiat panda con 180.000 Km di vita per un eventuale inseguimento?”.

Il lavoro della municipale. “A tutti coloro i quali ci rimproverano di non essere presenti su strada per gestire la viabilità quotidiana e combattere la maleducazione di molti automobilisti – dicono – vogliamo ricordare che le unità effettive presenti su tutto il territorio del comune di Guidonia, cioè 90.000 abitanti circa distribuiti per 79,06 chilometri quadrati, sono 65, i quali devono dare la priorità, perché cosi è loro demandato, alla notifica ogni anno di più di 1.000 atti per conto di Tribunali e altre forze di polizia, certificare residenze, segnalare buche, rami e alberi pericolanti, affrontare in caso di maltempo allagamenti cercando di mettere in sicurezza strade interessate con mezzi di fortuna e senza avere il supporto di un’apposita squadra di operai comunali addetti, recuperare animali abbandonati o vaganti fuggiti dai campi; eseguire Tso (trattamenti sanitari obbligatori) il cui significato è a molti sconosciuto, accompagnando in ospedale persone con problemi psichici che rifiutano le cure del caso, nella speranza che siano collaborativi, ovviamente senza mezzi di protezione idonei e formazione adeguata, rischiando per la propria incolumità e quella degli altri. Ci occupiamo di accertamenti per le occupazioni abusive di case popolari, partecipiamo come “forza pubblica” e qui lo ridiventiamo agli sgomberi”.

I diritti. “E poi svolgiamo la funzione volvente, ossia, quella che ci qualifica come classico cuscinetto utilizzato per attutire gli attriti tra amministrazione comunale e cittadinanza. Prendendo, in sostanza, le colpe di omissioni o incapacità di porre rimedio a situazioni contingibili e urgenti. Prendendo gli insulti dei cittadini al posto di altri, proprio perché siamo i primi a entrare in contatto con loro. Una funzione, però, non codificata in nessun testo o regolamento, ma di fatto acquisita per consuetudine. Il tutto con un contratto che ci equipara ai nostri colleghi amministrativi, senza nulla togliere al loro lavoro, siamo “amministrativi” ma svolgiamo e vogliono che svolgiamo compiti di “polizia”. Ora dovrebbe esservi più chiaro, lo speriamo, cos’è la polizia municipale e cos’è un agente di polizia municipale. I motivi per cui non ci chiamiamo più, dal 1986, vigili urbani (per legge non per consuetudine) ma agenti di polizia locale, i motivi per cui chiediamo rispetto per il nostro ruolo e tutele alla pari degli altri operatori di polizia dello Stato. Non ci siamo mai tirati indietro nei nostri compiti e non intendiamo farlo ma permetteteci di chiedere le tutele che sono concesse di diritto agli operatori delle polizie dello Stato”. geape.