Continua il dibattito sui disagi della sede del liceo Catullo di via Fratelli Bandiera a Monterotondo. Dopo il nostro articolo in cui avevamo intervistato la professoressa Chiara Cabras e il vicepreside Edoardo Palumbo, arriva la risposta dell’amministrazione comunale eretina. La prima puntualizzazione è in merito ai 192mila euro di affitto annui pagati ai privati per la struttura. “Differentemente da quanto riportato, segnatamente nel virgolettato attribuito all’insegnante di italiano e latino Chiara Cabras – spiegano – non è il Comune di Monterotondo a spendere 192mila di affitto al privato per questa struttura, ma la Città Metropolitana di Roma Capitale, ente al quale spetta la gestione degli immobili destinati ad ospitare istituti scolastici superiori e che, come nel caso della sede di via Fratelli Bandiera, sottoscrive contratti d’affitto con privati”. Da Palazzo Orsini, inoltre, sottolineano come l’apertura della sede di via Tirso, avvenuta nel giugno 2015, sia stato frutto dell’impegno politico-amministrativo dell’attuale presidente del consiglio comunale Ruggero Ruggeri ai tempi in cui era consigliere provinciale con la giunta guidata da Nicola Zingaretti. “Risulta a questa amministrazione che, da parte della Città Metropolitana di Roma Capitale, esiste la volontà di ampliare tale struttura – continuano dall’amministrazione comunale – in modo da superare il problema delle sedi improprie, come evidentemente è quella di Via Fratelli Bandiera. Ma non essendone ente preposto, interventi in tal senso non possono, evidentemente, essere progettati e realizzati dal Comune di Monterotondo”. In sostanza, quindi, il comune appoggia la battaglia e la protesta di docenti, personale, alunni e famiglie ma si tira fuori dal computo delle responsabilità non avendo la diretta gestione della struttura. “Lo stesso Comune di Monterotondo auspica, sostenendo le legittime rivendicazioni di docenti e alunni, il definitivo superamento dell’utilizzo della sede di via Fratelli Bandiera giudicata inadeguata anche sotto il profilo dell’utilizzo di denaro pubblico, ma, per le ragioni sopra esposte, non può essere ritenuto controparte delle stesse rivendicazioni e iniziative di protesta”.
vipe.