di Alessandro Galastri

Francesco Maiorani, portiere del Vicovaro, ritorna sui fatti di domenica scorsa accaduti in quel di Campo Ripoli durante l’incontro di Promozione tra Tivoli 1919 e Vicovaro, con le forze dell’ordine che sono state costrette ad intervenire per scortare il giocatore bersagliato dai tifosi della Tivoli 1919, infuriati per alcuni gesti non proprio corretti da parte dell’estremo difensore arancio-verde. Ricordando che un tesserato non dovrebbe mai rispondere alle provocazioni e ad eventuali insulti del pubblico, abbiamo voluto chiarire definitivamente la vicenda con il diretto interessato.

Ciao Francesco, descrivici cosa è successo domenica.
In pratica i tifosi della Tivoli 1919 non mi volevano far uscire da Campo Ripoli perché ho fatto il gesto dell’orecchio al nostro quarto gol, dopo che mi avevano massacrato per tutto il primo tempo. Ciò non giustifica quello che ho fatto, ho commesso una leggerezza, un’ingenuità, ma la loro reazione è stata decisamente esagerata. Sono dovuto uscire scortato dai Carabinieri.

I tifosi della Tivoli ti accusano di averli provocati come se ci fosse qualche scoria del passato. È così?
No, lo nego in maniera più assoluta. In passato nessuna storia con i tifosi della Tivoli. Ripeto, il mio gesto è stato sbagliato, ma anche le loro parole non sono state per nulla carine nei miei confronti.

Chiudendo questa brutta parentesi, parliamo anche della tua carriera. Un passato nella Roma Primavera da grande promessa, poi però la tua storia calcistica non ha preso la svolta necessaria. Rimpianti?
Dopo la Primavera ho giocato con Spezia, Latina, Viterbese, Ladispoli, poi Serie D ed Eccellenza. È normale che qualche rimpianto ce l’abbia, ho fatto tanti sacrifici per fare il professionista, ma purtroppo a volte questo non basta. Nel calcio si sa, c’è chi va avanti e chi no per motivi da tutti risaputi, purtroppo a volte non dipende solo dal giocatore e basta, ma anche dal contesto.