Diciotto anni e la passione per l’hip-hop, è questo il ritratto di Simone Cavina, nome d’arte Monkey, guidoniano che con l’ironia del suo rap cerca di lanciare messaggi ai suoi coetanei e non solo.

Da quanto tempo componi musica?
Ho iniziato a 13 anni con altri ragazzi che, come me, amavano l’hip-hop. Ovviamente sono migliorato con il tempo e ho cercato di dare un senso alla mia musica. Mi piace raccontare e scrivere per poi vedere come sta il tutto su una melodia.

A chi ti sei ispirato?
Ho iniziato ascoltando J-Ax anche quando cantava negli Articolo 31. Mi piace molto anche lo stile di un altro rapper contemporaneo come Gue Pequeno.

Anche se sei molto giovane hai diverse collaborazioni all’attivo, ce ne parli?
Un sodalizio artistico molto importante è con il deejay Federico Di Paolo “Fex” con il quale ho fondato la casa di produzione Casetta Record’s. Ci siamo conosciuti per alcuni amici in comune e tra noi è nata una vera amicizia. Un’altra collaborazione è con Alessandro Leo “Brivido” con il quale ci siamo conosciuti in alcuni locali dove suonavo. Mi piace molto la sua voce e abbiamo realizzato insieme il pezzo “Volo sul Tamigi” nel mio ultimo album “Mamma come sbratto”, in cui lui canta il ritornello e la seconda strofa. Ma non ci sono solo amici del posto, con internet, ormai, si può spaziare ed è così che ho conosciuto “Sdezia” con cui ho scritto il pezzo “Perla Nera” presente sempre nel mio ultimo cd. Con lui c’è un progetto per realizzare una seconda canzone dal titolo “Baskerville Street” che prende il nome dal romanzo “Il mastino dei Baskerville” di Arthur Conan Doyle che ha come protagonista Sherlock Holmes.

C’è un progetto dietro questa canzone che potrebbe finire in teatro…
La mia idea sarebbe di realizzare il video nel Teatro Imperiale di Guidonia ma non è molto facile ottenere i permessi. La storia della canzone è di un marinaio che naviga con il mare calmo e, poi, ad un certo punto arriva una terribile tempesta. E’ una metafora su come la vita può crollarti addosso da un momento all’altro, come è successo, purtroppo, per le famiglie dei ragazzi scomparsi nell’incidente stradale sulla Tiburtina.

L’ironia è il filo conduttore del tuo ultimo cd “Mamma come sbratto” che nasce da una critica…
Il titolo riprende il mio cd precedente “Mamma come rappo”, l’idea per questo nuovo album me l’ha data, suo malgrado, una ragazza che, non gradendo la mia musica, mi disse che avrei dovuto chiamare il mio vecchio cd “Mamma come sbratto” al posto di rappo. Io l’ho presa in parola ed è nato il titolo del nuovo album. La copertina, invece, è nata per caso con un grafico che ho conosciuto alla stazione Tiburtina. I pezzi dell’album sono sostanzialmente ironici come “Lovvo” che prende in giro l’applicazione “Lovoo” con la quale molti miei coetanei trovano i single in zona; o ancora c’è “Hopulista” che parla del crescente populismo nella politica italiana e non solo.

Quali sono i tuoi progetti futuri?
Nella musica tutto viene da sè quindi si vedrà. Io voglio portare avanti il mio stile e penso a percorrere semplicemente la mia strada poi pian piano arriva tutto.

Vincenzo Perrone