di Alessandro Galastri

Vincenzo Tropiano, in città si parla molto e con un certo stupore del tuo ruolo di procuratore sportivo che stai intraprendendo e portando avanti con successo. Si parla di nomi importanti gestiti da te, come Mascherano, Ronaldinho, Adebayor, Caceres, Budimir. Puoi raccontarci tutto?
Capisco lo stupore perché io stesso, quando mi fermo a pensare, quasi non mi rendo conto di quanto è accaduto in questi ultimi due anni. In tutte le cose serve competenza e professionalità, ma anche una dose di fortuna. Io ho avuto la bravura di portare in Italia Ante Budimir, che è stato determinante nella promozione in serie A del Crotone e questo mi ha dato grande visibilità sul mercato. Poi ho avuto la fortuna di incontrare a Barcellona Paco Ruiz e Jordi Serra, due tra i più importanti agenti internazionali, e con loro è iniziata una splendida collaborazione che mi ha portato ad assistere nomi di caratura internazionale.

Dopo un passato nella politica e nel calcio, come nasce l’amore per questa professione? Cosa consigli a chi la vuole intraprendere?
Nasce dall’amore per il calcio. La partita è il momento culminante di un mondo che vede coinvolti migliaia di soggetti ed i procuratori svolgono un ruolo determinante in questo mondo, sia nei confronti dei giocatori che dei club che decidono di avvalersi delle nostre prestazioni. A chi vuole intraprendere questa professione consiglio di non improvvisarsi studiare tutte le normative per avere credibilità nei confronti dei propri interlocutori. Inoltre è indispensabile crearsi una rete di osservatori che scovano talenti. Io ho la fortuna di poter contare su collaboratori molto preparati.

Parlaci della situazione di Ronaldinho e Caceres. Il primo giocherà ancora? Il secondo ha reali problemi fisici o si tratta solo di trattative saltate per aspetti economici?
Ronaldinho potrebbe fare un’ultima esperienza in Cina, se questo non dovesse essere praticabile, credo che ci sarebbe la forte possibilità che lasci il calcio giocato. Caceres sta benissimo, come hanno dimostrato le visite mediche con il Milan. Abbiamo tante offerte dalla Premier, dalla Russia e dalla Cina. Credo che nelle prossime ore faremo la nostra scelta definitiva.

Vivi con maggior distacco il calcio del nostro territorio, dopo anni da protagonista con la vecchia cara Pro Tivoli? Che ricordi hai di quell’esperienza e come giudichi attualmente il nostro sport a livello locale?
Non lo vivo assolutamente con distacco, anzi quando posso, contribuisco a rinforzare squadre della zona con miei assistiti. L’esperienza Pro Tivoli rappresenta ancora oggi il momento più bello e significativo che ho vissuto nel mondo del calcio e sarò sempre grato al mio amico Paolo Puccetti che mi volle al suo fianco in quell’avventura. Quello che mi porto ancora dentro sono i rapporti umani e di vera amicizia che si sono creati con molti di quei giocatori e con alcuni dirigenti di allora. Anzi ne vorrei approfittare per ricordare Roberto Di Nicolò, una persona per bene, grande conoscitore di calcio, scomparso improvvisamente due anni fa. Oggi avrebbe sicuramente fatto parte del mio staff. A livello locale c’è entusiasmo, passione, ma scarsa pianificazione. E’ inconcepibile che l’area di Tivoli e della Valle dell’Aniene non abbia una squadra non solo tra i professionisti, ma addirittura in Serie D.