di Gea Petrini

Dopo sei mesi dallo scioglimento anticipato del consiglio comunale, il Bilancio ancora non è stato approvato, la ex maggioranza di centrodestra è dispersa non si sa dove, ma di sicuro il più lontano possibile dai riflettori. A mille miglia di distanza dalle dichiarazioni pubbliche che invece i primi di giugno uscivano fuori a ritmi rock. Perché? Semplice dirlo, non servono grandi architetture di analisi, restare nell’ombra è l’effetto diretto della cascata giudiziaria che si è rovesciata con una violenza inimmaginabile sull’ex governo, le ultime indagini su corruzione e mazzette. Una difficoltà squisitamente locale, alla quale si somma chiaramente l’incertezza identitaria per Forza Italia in cerca di eroi.

Si era riunito un tavolo, a settembre, i segretari provinciali dei partiti in carne e ossa nella sede azzurra che tante ne ha viste (e sentite) in questi anni. Rubeisismo, non rubeisismo, dilemma sull’affermare o meno la discontinuità dalla gestione passata, da quel momento nulla. Niente più si è mosso, neanche una foglia, un accenno di vertice, un giro di telefonate. Il vuoto, almeno a livello formale. Il portabandiera Andrea Mazza non ha riunito i dirigenti locali di Forza Italia, se i seguaci dell’architetto stessero aspettando la sua uscita (dai domiciliari), non è chiaro, ma comunque anche quello scenario si è frantumato. Rubeis è tornato in circolazione (non a Guidonia) e poco è accaduto. A parte – è chiaro – qualche pranzo, immortalato persino sui social. Non ha battuto un colpo neanche il fronte interno avverso, cioè Stefano Sassano, scioglitore del consiglio, strenuo sostenitore della fine politica del rubeisismo.

E i meloniani? Marco Silvestroni, giunto da fuori a guidare il commissariamento di Fratelli D’Italia, si è di certo impegnato anima e corpo nel referendum, e quindi non avrà avuto tempo di pensare al futuro della coalizione in città. D’altronde qui meglio aprire una parentesi, il nodo da sciogliere ruota intorno a Alessandro Messa che non ha davvero ben accolto l’intrusione esterna: qualcuno lo vede in uscita nel futuro, ma il giovane avvocato nelle chiacchierate informali assicura di non pensarci nemmeno all’eventualità, sono solo voci create ad arte. Ma la convivenza è difficile, faticosa, per non parlare di quella con l’altro pezzo da novanta al momento impegnato solo e soltanto nel lavoro, Marco Bertucci. Si troverà un accordo? Chissà.

Dell’ex governo tre sono gli unici soggetti che si sono lanciati all’esterno. Antonio Tortora, con la lista civica Guidonia Popolare, ormai va dritto come un treno verso il primo turno delle comunali: senza alleati e da candidato sindaco. Si giocherà possibili intese al secondo turno. Altra latitudine, i biplanisti, il gruppo di Gianluigi Marini: kermesse pubblica, sfilata di papabili consiglieri sul palco, simbolo, nome, e poi silenzio. Sono in attesa dell’arrivo di una lista civica di area “sinistra” per mettere in cantiere il cartello civico. Questa seconda formazione, però ancora non si vede. Terzo è Aldo Cerroni, prima in maggioranza e poi motore dello scioglimento: civico, si è esposto per il sì al referendum, avvistato anche alla chiusura di Tivoli del democrat Andrea Ferro, è in giro a fare il tesseramento di Guidonia Domani, è stato a Colleverde, domenica toccherà a Villanova. L’aspirazione? Convogliare le civiche sotto un unico (simbolico) stendardo.

Nella gargantuesca confusione che attraversa la politica di Guidonia, nel centrodestra le opzioni alla fine sono due: praticare un bel libera tutti, nella frammentazione quindi di liste e aspiranti sindaci, oppure tentate la strada dell’unità. Creare cioè una coalizione, capace di convincere gli elettori di essere ancora in grado di lanciare sul tappeto una proposta per la città. Partendo però dalla rottura con quello che ormai si chiama sistema. Prima selezione, nelle candidature.