di Gea Petrini

Tuonano al grido di “traditori” gli uomini attaccati all’amministrazione, i più vicini, quelli che sentono l’odore del potere confortati dal beneficio, sono le seconde file, i premiati dalla fedeltà che in fondo tengono quasi più dei consiglieri alla grande casa gestita per sette anni dal centrodestra. E’ il day after a Guidonia Montecelio, in un vortice confuso in cui non sembra neanche di essere andati a dormire: il consiglio comunale durato quasi otto ore, concluso a notte fonda, nell’amarezza dei volti, di chi ha perso e di chi ha vinto, a brindare sono pochi o forse nessuno pensando alla terza città del Lazio inchiodata a una discussione incessante, condizionata dalle giravolte, confusa dai valzer politici. Dove nemmeno ci si ricorda più che connotati abbia la normalità.

Le secondo file, sì. Sono tenaci dalla prima mattina a menar fendenti contro i quattro dissidenti della maggioranza, risultati decisivi nel voto del Bilancio a mandare a casa il governo di Eligio Rubeis. Quando la fine dell’amministrazione è ormai un messaggio che viaggia in lungo e in largo tra internet e la realtà, c’è anche un’altra parte della città a cui pensare, non quella di sinistra, nemmeno quella a cinque stelle. Ci sono i tanti (tantissimi) che hanno creduto veramente, gli elettori diffusi che sarà stato Berlusconi o la strada rattoppata finalmente sotto casa, l’occasione di lavoro, il parco ripulito, comunque sia nelle elezioni del 2014 hanno eletto per la seconda volta il centrodestra dell’architetto Eligio Rubeis. Viene da chiedersi come stia reagendo il popolo di centrodestra a questo epilogo frastornante.

Dal giorno dell’arresto del sindaco, ai domiciliari il 20 luglio scorso, niente è stato più lo stesso. Sembrava dovesse finire da un momento all’altro a settembre, sciogliere il consiglio per ridare la voce alla città e l’opportunità al centrodestra di riconquistare la fiducia degli elettori prima del tritacarne delle divisioni irreparabili. Eppure nel Palazzo un manipolo convinto si è rivelato irriducibile nel dire no. E si è scatenata una guerra di posizionamento, tappe scandite da una miriade di prese di posizione che hanno coinvolto soprattutto Forza Italia, partito alla guida della coalizione. Inutile ripercorrere i passaggi, mesi di dichiarazioni fiume, riunioni, trattative e spaccature. Il primo risultato del magma confuso è stato superare indenni la data del 24 febbraio, se si fosse sciolto in quel momento si sarebbe andati a elezioni adesso, a giugno. Poi nell’ultima fase la guerra è diventata dramma, e nel consiglio di lunedì tre consiglieri del gruppo azzurro, Stefano Sassano, Anna Maria Vallati e Mario Valeri sono andati contro il governo, bocciando il Bilancio insieme al civico Aldo Cerroni. Un atto che più politico non si può.

Rappresentativi (due sono tra l’altro i più votati) e convinti (con ragioni di partenza diverse) che la maggioranza sia franata nella frenesia spasmodica dell’andare avanti a tutti i costi, senza più il sindaco eletto perché agli arresti, e guidata dal numero due, il “nominato” Andrea Di Palma incapace di fare sintesi e ambizioso al punto però da voler governare come se dalle urne fosse passato davvero lui in prima persona. Il nuovo assetto, in cui i satelliti del centrodestra sono diventati il perno del governo, gli alleati si sono trasformati in protagonisti, il partito di maggioranza relativa alla deriva, quel nuovo assetto non si è accontentato nell’eccezionalità del momento di individuare qualche punto programmatico condiviso. Il centro di potere ha compiuto scelte e tutte di autoconservazione. Intanto (nel tempo libero, per modo di dire), qualche mega variante e una lottizzazione ai soliti noti, l’operazione dell’Erp. Ecco il meccanismo spezzato dai quattro.

Nel dibattito in consiglio i dissidenti scandiscono ognuno con i propri accenti le ragioni di uno strappo che non può che rilevarsi doloroso. Cerroni e Sassano, ma l’attenzione è sugli altri due che fino a febbraio d’altronde erano per dare ancora vita al governo. Valeri però non cede di un millimetro agli attacchi dei colleghi anzi, rivendica la “coerenza” ma quella rispetto agli elettori in un “consiglio spogliato del suo ruolo” e la Vallati dà voce a un intervento che lascia stupiti, preparata, efficace, dritta. La prima parte politica, la seconda tecnica e puntuale sul Bilancio. Negli undici rimasti a difendere l’amministrazione, sono Venturiello e De Maio a colpire. Per la prima volta l’avvocato capogruppo va fuori i suoi schemi di aplomb, i toni sono molto tesi, è la resa dei conti dentro Forza Italia, il nemico Sassano. Il pressing su Vallati e Valeri è stato incessante, è chiaro che nel futuro incerto del partito la convivenza sarà impossibile ma la sfida giocata lunedì verte tutta sulla legittimità della linea. La lady azzurra De Maio in piedi davanti a quel microfono incarna il ruolo della paladina, l’enfasi eccessiva a livello oratorio non gioca a suo favore ma il messaggio si capisce eccome. A nulla serve, quando Di Palma a notte inoltrata dopo aver seguito il consiglio in streaming arriva dalle truppe pronte alla sconfitta, non solo non passa il Bilancio, ma anche il rendiconto dell’anno alle spalle viene bocciato. Poi sono capannelli fuori alle tre di notte, a malapena salutano i dissidenti. E’ finita così. Con la rabbia.

Il day after sono le reazioni. Il consigliere regionale Cangemi ringrazia Di Palma e il suo consigliere Cacciamani, rimbrotta i traditori azzurri, il Pd parla a ogni livello, i Cinque Stelle si danno appuntamento in piazza, e i consiglieri mandati a casa si lasciano andare su facebook a commenti, riflessioni. Il primo è l’azzurro Andrea Mazza, che scrive: “Eligio Rubeis purtroppo abbiamo pagato il riporre fiducia”. Il pensiero al grande capo ai domiciliari è dominante tra i reduci del Palazzo, Silvia Mazza mette un post sulla bacheca del sindaco, Venturiello e De Maio esternano amarezza, rivendicano le opere e la fatica, e lasciano intendere che non solo saranno in campo ancora tra i cittadini ma che il centrodestra in fondo sono loro. Bisognerà vedere cosa ne pensa Sassano e anche Bertucci. Sono messaggi nella bottiglia per Eligio Rubeis che con l’arrivo del commissario incaricato di tenere il Comune fino alle elezioni del 2017, con ogni probabilità tornerà libero. E sarà show.

Il centrodestra riparte da qui. Stordito nella frammentazione. Liste civiche future (possibile quella di Bertucci, quasi certa quella del gruppo Marini), Fratelli d’Italia con Alessandro Messa vicino a Di Palma ma orientato a una corsa in solitaria, il caos di Forza Italia. Un anno di commissariamento, e di campagna elettorale.